ARCHITETTURA & EDILIZIA

NEWS SULL'EVOLUZIONE E LE TENDENZE DELL'ABITARE
"Architetture e Architetti, Costruzioni e Costruttori"

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mercoledì, 25 marzo 2009

L'arte culinaria incontra il Design

Jídlo.-194-1Cucinare è una pratica che può andare aldilà del suo scopo quotidiano. È un arte sviluppata intorno al cibo, da sempre strumento efficace di convivialità e aggregazione, in grado di appagare molti dei nostri sensi, anche quello visivo, perchè può dar luogo a creazioni degne del più alto design.
Ecco perchè tre aziende hanno dato vita ad una collaborazione inedita che ha come protagonista proprio l'incontro tra design e cucina. La nuova location della scuola di cucina Mangiando and Imparando sarà infatti lo showroom Il Progetto, a Como.
La scuola di cucina Mangiando&Imparando, nata dall'idea di Lula Pedroni nel 2006 ha innanzitutto il merito di aver accostato la socialità intrinseca del cibo a quella dell'atto di cucinare. Da qui l'invenzione di corsi di cucina specifici pensati per le più diverse esigenze, tutti condotti dai maestri della Federazione Italiana Cuochi...
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Agli architetti Mutschkechner e Mahlknecht il premio

Ampliamento_del_cimitero_di_Lutago2Sabato 28 febbraio si è proclamato il progetto vincitore dell'undicesima edizione del "Premio architettura Città di Oderzo" e la contestuale apertura della mostra dei progetti selezionati.
Rimarrà aperta fino al 19 aprile a Palazzo Foscolo, occasione questa, per presentare e portare ad un pubblico più vasto le considerazioni e il dibattito sui temi emersi nel corso dei lavori della Giuria.
Gli architetti altoatesini Heinrich Mutschlechner e Gerhard Mahlknecht sono saliti sul podio con l'ampliamento del cimitero di Lutago in Valle Aurina.
Sono riusciti a convincere la Commissione, formata dai professori Carlo Magnani -presidente- Carlo Olmo, Carlo Birrozzi, Sebastiano Brandolini, Agostino Cappelli e Vittorio Savi, perchè capaci di coniugare passato e futuro, riqualificando e tutelando lo statuto del luogo e delle nuove sfide ambientali.
Il progetto vincitore dimostra come si possa partire da lavori pubblici,essenziali e necessari, per attivare ricerca e promozione di qualità.
La partecipazione è stata viva ed attiva, ben 116 i progettisti che hanno presentato le loro opere per un totale di 146 elaborati complessivi, provenienti da tutte le province nordestine, dal Veneto (71), dal Trentino Alto Adige (40) e dal Friuli Venezia Giulia (35)...
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martedì, 07 ottobre 2008

Evoluzione della specie, anche Darwin opera in architettura...

house&glamour-archievoluzioni-disegno-quicasa.itpiccoloL’architetto, come dice mio padre, è una “calamità naturale”. In ordine prima vengono i terremoti e i maremoti, poi le invasioni delle cavallette, e a seguire…gli architetti.
Mio padre è un imprenditore edile appartenente a quella generazione abituata a risolvere i problemi invece di crearli; è un uomo del fare, è reale, attento al processo edilizio, e non ha alcuna fiducia negli architetti, ritenuti da tutti gli addetti ai lavori, appartenenti a una dimensione estranea alla realtà.
La scarsa preparazione tecnica, l’assenza di curiosità per l’approfondimento, hanno prodotto, negli anni passati, alcune generazioni di architetti che pensavano, secondo la pubblica opinione, solo all’arredo, o a far risultare un progetto “carino”, fosse anche un edificio; architetti che delegavano tutto del loro lavoro, tranne la “tonalità” dei muri!
Questo ha portato ad una “credibilità” verso la nostra professione quasi nulla, faticosamente riconquistabile.
Darwin aveva ragione! 
La selezione della specie è un passo obbligato per una generazione migliore e più forte e oggi la selezione naturale è all’ordine del giorno: gli imprenditori e gli utenti finali dialogano solo con un professionista, con un architetto sensibile e attento, al quale si confida tutto, ma anche con un tecnico che sappia dialogare con gli impiantisti, con gli strutturisti e con tutti gli attori del processo edilizio.
Stà nascendo una nuova e splendida generazione di architetti, stimolati, consapevoli, ansiosi di esprimersi.
Le nuove generazioni hanno capito, e questo vale per tutti i campi, che non si può procedere per approssimazione e posticipando la risoluzione del problema o addirittura delegando a terzi.
Il brusco e repentino cambio di rotta ha obbligato tutti a rimboccarsi le maniche e a cercare di capire che un edificio è un sistema complesso e come tale và affrontato; ne vanno intese le dinamiche intrinseche ed estrinseche, è un percorso complesso ma necessario per un ricambio generazionale inteso ad un cambio di mentalità che sicuramente porterà ad avere professionisti più consapevoli. 
Lo vedo in università ed è una vera soddisfazione.
Grazie Darwin, avevi ragione!

l
’architetto  Francesco Claudio Dolce

Francesco Claudio Dolce è docente presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura e Società, (Tecnologie per l'igiene edilizia e ambientale - Tecnologia dell'architettura). Libero professionista,  Studio Associato d'Architettura i3D (www.itredi.com) a Milano.
Da sempre alla ricerca di innovative soluzioni architettoniche atte a garantire un efficace risparmio energetico nel campo dell’edilizia civile, l'architetto Dolce ha curato diverse progettazioni di edifici certificati, tra cui recentemente il primo edificio plurifamiliare certificato A da CasaClima a Milano.

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postato da: pivetta alle ore 15:10 | link | commenti
categorie: architettura, dolce, darwin, francesco claudio dolce
mercoledì, 16 luglio 2008

L'architetto: un mestiere in bilico tra tecnica e arte

piccola-house&glamour-archievoluzioni-elarte-schizzo-quicasa.it“…..Il nostro mestiere è in bilico tra tecnica e arte e in bilico deve restare perché se lo separi o cadi da una parte o cadi dall’altra …” (Renzo Piano, 2000).
La “fase progettuale” è fatta di tanti stati d’animo contraddittori tra loro: è fatta di  serenità e tensione, di calma ed energia, di lentezza e di rapidità.
Noi architetti dobbiamo renderci conto - ed esserne coscienti fino in fondo - che le nostre scelte condizioneranno per decine d’anni, se non per un secolo almeno, la vita di chi, con sacrificio, ha trovato rifugio nei nostri volumi e vive negli spazi che gli abbiamo creato.
Per questo viviamo con lui, siamo in parte responsabili del suo umore, della sua salute, della voglia di tornare a casa.
Noi progettisti dobbiamo ritrovare l’etica e la morale, che ci consente di lottare per delle idee che intimamente sappiamo essere corrette ma che per paura e per pressioni esterne, rinunciamo anche solo ad esporre.
Il progetto non è solo tecnica ed efficienza energetica , oggi al primo posto, ma anche arte che deve ritornare ad esserne una componente al pari della tecnica.
La risoluzione dei problemi energetici non deve sottrarre energie alla ricerca di ciò che stimola serenità, gradevolezza, equilibrio, di cio’ che ci fa star bene quando guardiamo una casa e che ci porta ad avere pensieri positivi.
La nostra opera viene esposta, la gente inevitabilmente se la trova davanti agli occhi! Dobbiamo evitare di farci maledire ogni giorno per il modo con il quale comunica con la città o per il modo con il quale facciamo vivere gli occupanti.
Si, la chiamo “opera” perché il progetto costruito è  un’ “opera d’arte”, a volte riuscita, a volte meno, dietro la quale c’è un uomo che l’ha pensata, sofferta, disegnata e maestranze che l’hanno costruita.
Nulla è cambiato da millenni, il percorso è sempre lo stesso, solo che ora ci vogliamo un po’ meno bene e per questo sorvoliamo su quello che molti pensano superfluo, il bello!

L'ARCHITETTO FRANCESCO CLAUDIO DOLCE

Francesco Claudio Dolce è docente presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura e Società, (Tecnologie per l'igiene edilizia e ambientale - Tecnologia dell'architettura). Libero professionista, Studio Associato d'Architettura i3D (www.itredi.com) a Milano.
Da sempre alla ricerca di innovative soluzioni architettoniche atte a garantire un efficace risparmio energetico nel campo dell’edilizia civile, l'architetto Dolce ha curato diverse progettazioni di edifici certificati, tra cui recentemente il primo edificio plurifamiliare certificato A da CasaClima a Milano.


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Marocco: in viaggio verso Sud

piccola-house&glamour-casedautore-marocco-riad-quicasa.itSuperiamo il Mediterraneo e spingiamoci come Odisseo oltre le colonne d’Ercole.
Ad aspettarci il Marocco.
Terra di spezie, aromi, colori ma anche di paesaggi e architetture particolari. Se pensate di fare un viaggio tra le meraviglie delle città imperiali o se avete in mente un'avventura alla Marrakech Express, il film di Gabriele Salvatores della fine degli anni ottanta, non perdete l'occasione di soggiornare, almeno una notte visto i prezzi non del tutto economici, in un riad.
Si tratta di un'abitazione tradizionale marocchina disposta attorno a un cortile con giardino.
Fino qualche anno fa erano fatiscenti ma in molti, soprattutto europei, hanno deciso di investirci, riportandoli agli antichi fasti di un tempo, attraverso importanti opere di restauro che hanno fatto di alcuni delle vere e proprie "case d'autore".
Case, sì, perché l'impressione che si ha stando all'interno di un riad è quella di essere ospitati in un'abitazione. Questi alloggi, infatti, possiedono meno di una decina di stanze e servono per i loro ospiti selezionati una tradizionale colazione marocchina ogni mattina.
La pace, la tranquillità, il silenzio che proverete nella vostra stanza, finemente decorata dal gusto orientale, vi sembreranno appartenere ad un mondo diverso dalla vita caotica della medina, la città vecchia, dove comunque i riad sono "segretamente" collocati. Il giardino e gli appartamenti sono, infatti, nascosti e dai terrazzi scorgerete solo le altezze delle moschee.
La medina delle città imperiali marocchine vive la contraddizione tra la monumentalità dei luoghi sacri e la forma labirintica dei souq (i mercati), da cui neppure se siete dotati del migliore senso dell'orientamento riuscirete a districarvi.
Sorseggiando un té caldo alla menta su una terrazza di qualche locale all’interno della medina, osservate intorno a voi, sui cornicioni dei palazzi, la lunga fila di nidi di cicogne, che improvvisamente prendono il volo. Anche in questi interni domina la pace e la tranquillità, e vi sentirete rinascere con il rumore dell’acqua di sottofondo.
Poi, dopo una giornata trascorsa nel contrattare, fotografare e cercare di non perdervi, varcare l'ingresso del vostro riad sarà come fare ritorno a casa.
La prima cosa che noterete sarà l'assoluto silenzio: inspiegabilmente, come se le pareti dell'edificio siano insonorizzate, lascerete fuori le voci e i rumori che per tutto il giorno vi hanno accompagnato. All'ingresso sarete accolti nel cortile quadrato con gli inconfondibili aromi di agrumi e tè alla menta. Strette scale vi condurranno ai piani alti, dove anche dai terrazzi all'aperto giungeranno affievolite le voci esterne. Qui potrete riconoscere dall'alto le cime dei palazzi che avete visitato, con i nidi delle cicogne, e delle moschee che avete solo scoperto.
Entrando nella vostra stanza, vi colpirà l'eleganza dell'arredamento e dei tessuti. I bagni decorati con maioliche colorate vi lasceranno senza fiato per la loro ricercatezza.
Riad, la protezione di una casa dai sapori orientali.

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La residenza "Il Centro" recupera un'antica dimora storica

piccola-house&glamour-costruiretendenze-ProedilEsterno1-quicasa.itC‘è un nuovo modo di vivere Sesto San Giovanni.
Cambiato negli ultimi anni il volto della città, cambia di conseguenza anche il modo di abitarla.
Sesto San Giovanni da città crepuscolare si trasforma in città aperta, diurna, luogo di incontro e di scambi.
Il nuovo scenario economico-produttivo si riflette sullo scenario urbano: negli ultimi anni dalle vecchie sedi degli stabilimenti stanno prendendo vita complessi residenziali che ospitano al loro interno le funzioni del moderno concetto di co-abitare: si abita, certo, ma al tempo stesso si lavora, si produce e ci si intrattiene.
I luoghi da abitare assomigliano e si confondono con i luoghi da vivere.
E a Sesto, mentre la periferia continua la sua rinascita in una nuova ottica, si vive e si abita il centro da un'altra prospettiva.
Esattamente come il recupero che si sta verificando nel cuore della città, in prossimità di Piazza Petazzi. “L'intervento nasce sul sedime di una delle case di proprietà della storica famiglia De Ponti con il progetto curato dallo studio di architettura Marzorati - racconta Stefano De Luigi, presidente del consiglio d’amministrazione della Pro.Edil, società che cura l’edificazione, facente parte del Gruppo De Luigi Re, realtà professionale consolidata dal lontano 1969 - Il nuovo complesso residenziale è stato progettato ispirandosi ai caratteri stilistici costruttivi dell'edificio originario, al quale è stata aggiunta la torretta.
Gli elementi esterni sono stati ideati nel rispetto del contesto urbano, mentre gli interni della corte sono stati disegnati cercando di riflettere sulle nuove esigenze dell’abitare contemporaneo.
L’effetto finale del complesso è giocato quindi su due prospettive: all’esterno viene riproposto l’elemento per così dire storico, rispettando il vincolo paesaggistico-ambientale.
All’interno invece tutti gli spazi e gli elementi architettonici traducono il bisogno di funzionalità, comodità, praticità, valori che contraddistinguono la contemporaneità dell’abitare: ne sono un esempio i parapetti in vetro, le ampie vetrate, le balconate realizzate in acciaio.”
 Per quanto invece riguarda gli appartamenti, si tratta di vere e proprie "prove d'autore" pensate per vivere gli spazi. Il concetto è quello di assimilare la casa ad un vero e proprio palcoscenico in cui i proprietari possano giocare il ruolo di protagonista.
“La residenza de "Il centro" ospita ventuno appartamenti progettati per ogni esigenza abitativa.”
Se l'esterno è stato pensato per una perfetta integrazione con il contesto urbano, le soluzioni abitative rispecchiano nei loro tagli le nuove esigenze di chi abita gli spazi. L'eleganza degli interni è garantita da finiture curate nel dettaglio. Il tutto per una casa firmata.
“Abbiamo pensato di collaborare con uno studio di architettura specializzato in progettazione d’interni, per creare delle immagini che rendano perfettamente l’eleganza e la cura che abbiamo impiegato per la struttura degli spazi abitativi.”
Un vero e proprio gioiello è rappresentato dall’appartamento circolare disposto su due piani.  Come è stato progettato?
“Questo alloggio rappresenta il punto di cerniera tra i due corpi di fabbrica.” L’elemento portante dell’appartamento è la scala, che si sviluppa parallelamente ma in maniera autonoma ed auto-portante alla parete centrale della casa, rivestita in mosaico, sulla quale scorre un velo d’acqua che si deposita in una vasca.
Una soluzione abitativa che si presta ad essere inserita nelle riviste patinate d’arredamento: all’appartamento si accede attraverso un ascensore esclusivo con accesso interno oltre ad essere dotata di scale e pianerottolo esclusivi.     
Attenti agli sviluppi del mercato immobiliare, in Pro.Edil hanno pensato giustamente di realizzare la residenza “Il Centro” in accordo con la normativa sull’efficienza energetica.
“Grazie all'utilizzo di materiali pregiati e ad un'impiantistica tecnologicamente avanzata - spiega Stefano De Luigi - l’edificio sarà certificato in classe A, vale a dire che l’indicatore di fabbisogno energetico sarà inferiore a 30 KwH/mq all'anno.”   


PRO.EDIL
GRUPPO DE LUIGI RE

Pro.Edil è la società che si occupa di nuove costruzioni sia del Gruppo De Luigi che per conto terzi. Il Gruppo nasce dall’esperienza imprenditoriale di Gianfranco De Luigi. Oggi, oltre all’immobiliare Gruppo De Luigi Re, le due principali società di riferimento che operano per il Gruppo stesso sono Pro.Edil-Costruzioni e So.g.im-Immobili per l’impresa. Quest’ultima società di commercializzazione degli immobili, capitanata da Marco De Luigi, è la società leader nel mercato nell’intermediazione di immobili per l’impresa. Vanta infatti una struttura di 40 venditori sparsi sul territorio lombardo per l’acquisizione e la vendita di immobili industriali ed uffici. 
Addresses:
Pro.Edil
Via Margherita Viganò De’ Vizzi, 93/95
20092, Cinisello Balsamo (Mi)
02.66043066 

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sabato, 05 luglio 2008

Architettura davvero audace in Brianza

house&glamour-architetture-monterobbio1piccola-quicasa.itCapita raramente  di scovare un complesso “extraordinario” in Brianza, lontano dai modelli architettonici canonici, soprattutto nell’ambito residenziale.
Ad osare nell’incantevole cornice paesaggistica del Monte Robbio è stata l’architetto Tiziana Bosia, firma insieme al suo studio di Merate, di un nuovo complesso situato a Robbiate.
Il cantiere è sorto in prossimità del territorio dove un tempo era localizzata la cava. “Certamente, il progetto non ricalca il tipico intervento di villettopoli brianzolo - racconta l’architetto meratese - né la tipiche cascine lombarde o le case di corti.
Diciamo che la prospettiva è stata posta dall’interno verso l’esterno, per garantire la massima vivibilità.” Non a caso chi visita il complesso, superando il primo impatto di sorpresa di fronte ad un’architettura decisamente non tradizionale, almeno per la zona in cui ci troviamo, resta favorevolmente stupito dalla progettazione degli spazi.
Un’idea complessa che ha coinvolto non solo lo studio di architettura ma anche l’impresa realizzatrice. “Il costruttore Bolis non ha mai lesinato per dare qualità al progetto, soprattutto nella scelta dei materiali, in cui siamo sostenuti anche dal parco dell’Adda.”
L’intervento consta di circa trenta appartamenti disposti su cinque livelli, e sebbene ci si trovi agli ultimi piani sembra sempre di stare ad un piano basso perché il complesso segue l’andamento della collina.  “Il progetto di Robbiate è stato il mio primo grande intervento”.
Così l’architetto Tiziana Bosia chiosa la sua relazione sull’intervento presentato. Iniziato quando aveva appena trent’anni, la “Cementifera” è un progetto al quale ha creduto sin da subito e al quale ha dedicato, insieme al suo gruppo, molte energie. “Ancora oggi, a distanza di sei anni da quando l’intervento è stato approvato, ci stiamo lavorando”.
Potete contattare l’architetto Bosia presso lo studio
A B A K Architetti & Ingegneri, che si trova a Merate (LC) in Piazza Italia.
Info: 039 9906931.

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venerdì, 04 luglio 2008

Progettare edifici sostenibili ed autosufficienti

house&glamour-archievoluzioni-disegnocasaalbero-quicasa.itA cosa serve una casa?
È un rifugio, un riparo.
Le abitazioni, per molti secoli, hanno assolto a questo compito; è solo negli ultimi cinquant’anni che si inizia timidamente a parlare di benessere e si pretende che sia fornito dagli edifici.
Sino alla prima crisi petrolifera del 1973 tutto procedeva a gonfie vele; superficialmente ed inconsciamente progettavamo e costruivamo edifici, divoratori di energia, chiaramente energia non rinnovabile. Da quella data, l’Europa, per ultima l’Italia nel 1976, si è preoccupata di limitare il consumo di combustibile per riscaldamento e ogni quindici anni abbiamo assistito all’emanazione di nuove norme per il risparmio energetico, sino ad arrivare a una pianificazione che ci accompagnerà sino al vicino 2010.
Questa opportunità non dobbiamo lasciarcela scappare, noi professionisti dobbiamo lottare per essere attori principali di questa trasformazione, per progettare in team edifici che emanino benessere, positività, fiducia nel futuro. La sensazione che si respira è di essersi liberati dal petrolio e da tutte le energie non rinnovabili che sino ad oggi abbiamo dovuto usare per far funzionare i nostri edifici. Che il prezzo al barile aumenti pure! Energie obsolete, sporche, che appesantiscono la digestione, che inquinano e che stanno finendo.
Si è aperta una nuova era, l’uscita dal tunnel della dipendenza è tracciata, è visibile, è reale.
È alla portata degli evoluti, di tutti coloro i quali pensano che ci sia sempre da imparare, che sanno ascoltare e apprendono velocemente senza che le informazioni sedimentino troppo e che non vedono l’ora di applicarle.
Il progetto non deve essere efficiente solo nella forma ma anche nella sostanza; il team di progettazione integrato risulta essere oggi l’unico strumento in grado di garantire un eccellente risultato. Il gruppo di progettazione deve essere però culturalmente omogeneo e motivato nel far bene e nel perseguire il fine comune di costruire un edificio architettonicamente valido e funzionalmente efficiente. Gruppi disomogenei, con forti individualità non consentono un dialogo aperto e sincero, sprecando energie a causa di un obiettivo comune assente.
Queste considerazioni mi sono dettate dall’esperienza di molti progetti e non da una definizione astratta del progetto ideale. Ho potuto constatare che prima i progetti, e poi l’esecuzione, di edifici progettati con passione da tutti gli attori hanno portato ad un abbattimento drastico delle varianti, degli imprevisti e soprattutto dei tempi di esecuzione. Come professionista mi sento privilegiato ad assistere e ad essere presente a un cambio culturale di questo livello, che sta rivoluzionando l’intero comparto immobiliare ed edile.
Come docente vedo negli sguardi dei miei studenti una sete infinita; quando questi concetti vengono approfonditi in ambito universitario, le domande invadono i tempi di lezione, le esercitazioni si prolungano per approfondimenti, è una sensazione stupenda, tutto ciò significa che il tema è sentito e che le nuove leve progetteranno naturalmente edifici sostenibili magari totalmente autosufficienti

L'ARCHITETTO FRANCESCI CLAUDIO DOLCE


Francesco Claudio Dolce è docente presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura e Società, (Tecnologie per l'igiene edilizia e ambientale - Tecnologie dell'architettura).
Libero professionista, lavora nello Studio Associato d'Architettura i3D (www.itredi.com) a Milano.
Da sempre alla ricerca di innovative soluzioni architettoniche atte a garantire un efficace risparmio energetico nel campo dell’edilizia civile, l'architetto Dolce ha curato diverse progettazioni di edifici certificati, tra cui recentemente il primo edificio plurifamiliare certificato A da CasaClima a Milano.

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